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RISCHIO GENETICO E DERIVA ONTOLOGICA

Prevenire è meglio che curare. Per anni, è stato lo slogan di una nota marca di un dentifricio che ci seduceva con l’idea che una corretta igiene orale ci avrebbe tenuto lontani dalle grinfie dei temutissimi dentisti.


Su questo e su altri concetti simili noi, senza neppure accorgercene, abbiamo costruito la nostra personale e bislacca cultura della prevenzione e del sottostante, quanto diabolico, concetto di rischio.

Il binomio prevenzione/rischio - già largamente applicato in campo assicurativo, allo sviluppo di prodotti e ai luoghi di lavoro - ha pian piano fatto breccia in altri contesti, primo fra tutti quello della cura in campo medico.


Da qualche tempo, infatti, il Sapiens ha sviluppato una mentalità erratica per quanto riguarda la sua ontologia e le sue mirabolanti ambizioni di eternità. A queste ultime, invero, ci siamo abituati da tempo indulgendo a bizzarri concetti frutto di una promettente, quanto deludente, visione dei miracoli della “scienza” in campo chirurgico ed estetico.


Pensate, ci sono ancora persone che credono che basti levigare la pelle e appiattirne i segni dell’età per assurgere a una qualche idea di ringiovanimento. Io proprio non mi capacito!


Ultimamente, invece, il rapporto con la propria esistenza ha subito il colpo di grazia da parte delle fantomatiche teorie genetiche sulla nostra salute e sui fattori che determinano la malattia. Il concetto cardine, ancora una volta, è quello di rischio.


La mappatura del genoma, che un tempo si pensava costituisse il passe-partout per ogni male sulla Terra, si è rivelato il terreno per la crescita di una nuova forma di terrorismo psicologico che - nutrendosi della nostra paura di morire, e mescolandosi sapientemente con le nostre velleità irrazionali e con una buona dose di “diritto alla vita” - ha prodotto un nuovo fiorente mercato delle nuove ontologie: nuove configurazioni esistenziali infarcite di insano “determinismo genetico”.


Una perla di cotanta “saggezza” spicciola applicata alla vita di tutti i giorni ce l’aveva data in tempi non sospetti Angelina Jolie, la quale – del tutto convinta di un rischio ereditario di cancro al seno si era sottoposta a mastectomia preventiva. In buona sostanza si era fatta togliere due “pezzi” del suo corpo perfettamente sani “nell’eventualità” che si potesse sviluppare una qualche malattia. L’iconografia sulle sue doti attoriali si è persino arricchita di una nota di “madre coraggio” per essersi sacrificata alla causa della “prevenzione a tutti i costi”.


La notizia aveva fatto un certo scalpore e, di certo, chi non farebbe il possibile per non salvarsi dagli effetti di una malattia devastante?


La domanda è ovviamente retorica, ma la questione è un’altra… perché, invero, la malattia non c’era. Si parlava, infatti, di “Rischio di malattia” e non di malattia. E, dunque, la questione assume dei contorni del tutto diversi.


Un secondo caso più eclatante è stato invece partorito nientepopodimeno che in Italia. I tempi sono diversi, ma la logica sottostante è la stessa. A tingersi il volto di “madre coraggio” stavolta è Maria, 35 anni. Il lacrimevole articolo, apparso sul Corriere della Sera, la dipinge come un bambina “sfortunata”… solo perché sua madre e sua zia sono morte per un cancro allo stomaco. Quindi, si era sottoposta a test genetico per verificare la presenza del gene incriminato e, dopo essersi massacrata nel dubbio della possibilità che la stessa sorte potesse toccare anche a lei, ha deciso di farsi togliere lo stomaco. Fine della storia! Punto.


Insomma, lo capite tutti benissimo, siamo solo all’inizio di un “meraviglioso” e “felice” Transumanesimo: un'era nuova in cui gli alfieri del “Diritto a tutti costi” obietteranno che ognuno è libero di fare quel che vuole del proprio corpo, rendendo legittimo il ricorso a qualunque operazione al fine di soddisfare le proprie ambizioni di eternità… perché è certo che da qualche parte del loro cervello bacato si cela il sogno: per non far morire il corpo basta eliminare ciò che è “potenzialmente” nocivo ad esso.


In linea teorica, il discorso non fa una piega… ma a questo punto perché non cogliere al volo l’occasione per una vera rivoluzione in termine di prevenzione?


Attualmente, infatti, il concetto di prevenzione viene essenzialmente visto come una lunga e costosa procedura per fare anticipatamente tuti i test possibili per verificare la presenza di geni “cattivi”, come se il rischio di una malattia avesse una qualche reale ontologia.


Questo tipo di prevenzione, noto anche come “pre-diagnosi”, non dice assolutamente nulla. La vera prevenzione afferisce, invece, all’Epigenetica, ovvero allo studio delle variabili ambientali che determinano l’attivazione dei geni responsabili della nascita delle malattie.


E dunque, anziché svuotare il vostro il corpo della sua forma e della sua materia - se proprio volete prevenire le malattie - imparate ad ascoltarvi… ad ascoltare il vostro corpo, ad entrare in connessione con esso e con ciò che siete. Il nostro è un “Mindful body”, un corpo pensante, perfettamente capace di comunicare i propri disagi e le proprie vere ambizioni.


Ogni accenno di malattia, infatti, è un segnale (malattia acuta) che va ascoltato e non silenziato con quelle stupide medicine solo buone per rimpinguare i portafogli già colmi dei loro produttori. Prendetevi, invece, il tempo per capire e per agire armoniosamente rispetto ad esso e a voi stessi.


La malattia cronica non ha una sua propria ontologia; essa è solo una reazione a un persistente e razionale diniego a vivere in modo diverso. Accogliere il dolore vuol dire porsi in ascolto. La guarigione nasce nell’ascolto.


Liberatevi di ogni schema preconcetto sulla esistenza, buttate vie quelle inutili zavorre di conformismo. Scegliete l’esistenza che più vi si addice e vivetela con gioia. Anche questo è importantissimo.


Questa è la nuova pragmatica della salute!



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