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UCCIDIMI, MA SALVAMI!

In sintesi, questo è il modus con cui affrontiamo la malattia. La percezione, quella generale, è che esse - le malattie e il malessere - siano eventi sfortunati in cui si inciampa con sempre maggiore frequenza senza mai capirne il motivo.


Accade, insomma, che qualcosa di “esterno” (un virus o un batterio) entri dentro di noi con una certa facilità e che faccia piazza pulita delle nostre obiezioni, la prima delle quali è quella che ci fa dire “perché proprio adesso?”.

Per quanto riguarda le malattie più “serie”, l’idea è invece quella di qualcosa che “improvvisamente” smette di funzionare o comincia a funzionare male facendo crescere dentro di noi “l’ospite” indesiderato. Nei con fronti di queste malattie, alla domanda precedente si aggiunge quella più filosofica: “perché proprio a me?” (vedi il mio post precedente).


Ma cos’è davvero la malattia? Per la Biomedicina - la nostra cara medicina occidentale – la malattia è un sistema standardizzato di sintomi fisici/biologici che vanno contrastati attraverso l’utilizzo della chimica. Il corpo si guasta e la chimica lo aggiusta… o, perlomeno, ci prova.


Le “nuove” frontiere della medicina ci hanno mostrato i suoi forti muscoli divertendosi a scovare la malattia, visualizzarla al meglio attraverso pirotecniche tecnologie, per poi tornare a combatterla allo stesso modo, ovvero attraverso composti velenosi che sperano di uccidere i nostri malesseri prima di uccidere noi stessi.


I malati di cancro, infatti, chiedono espressamente ai loro medici di fare di tutto pur di salvarli e per questo sono disposti a farsi letteralmente annientare da portentose chemioterapie o invasive chiururgie. Insomma, uccidimi ma salvami!


Nei laboratori di ricerca c’è un gran viavai di scienziati che si pone l’obiettivo di trovare la molecola “giusta” per salvare la vita di una persona che non ha neppure la benché minima idea del perché si sia ammalata.


Perché il vero ostacolo alla guarigione non è l’assenza della medicina giusta, ma la totale incosapevolezza sul perché la malattia si sia sviluppata. Allo stato attuale – vedi ancora il mio post precedente – la risposta della “scienza” si ferma a un laconico “è solo sfiga!”. Insomma, la malattia – come l’amore – è cieca: l’effetto perverso di una diabolica tombola che estrae a casaccio lo sfortunato numerino dal sacchetto.


Wow, non c’è che dire: la scienza esatta ha partorito il suo miglior pensiero. Brindiamo insieme!

Ma perché la scienza e la medicina non si occupano delle cause delle malattie? Uhm, bella domanda!

La risposta è duplice: 1) le soluzioni mettono fine al prodigioso business che sta dietro a tutto l’affare 2) Le malattie (così come sono definite) sono costrutti culturali: pure invenzioni atte a nascondere le immonde aberrazioni sociali che ci siamo cucite addosso spacciandole per valori e ideologie essenziali del nostro evoluto livello di civilizzazione.


La famiglia, lo stato, la religione, il lavoro, la bellezza, il successo, il lavoro. Tutto è stato “culturalmente” creato/prodotto per uccidere la nostra aspirazione di vita ed abituarci all’idea della mera esistenza. Siamo letteralmente obbligati a credere che tutto ciò sia espressione di ciò che noi siamo che non siamo più neppure capaci di coltivare il dubbio.


In ognuna delle sovrastrutture di cui sopra si cela, invero, il germe della malattia che ognuno di noi inconsapevolmente crea per mettere fine alle estreme contraddizioni che vive sulla propria pelle, e da essa all’interno del proprio organismo.


La malattia è dunque un costrutto personale creato in relazione a una disarmonia esistenziale vissuta, giorno dopo giorno, attraverso esperienze “incorporate” di stati di non-libertà.


Il nostro corpo, il protagonista della storia, quando si ammala decide volontariamente di inviare messaggi precisi al nostro ego… ma lui, come al solito, è fin troppo distratto da altro per comprendere il perché di quei messaggi. La malattia nasce così: il corpo apprende il “suo” modo per farsi sentire e lo fa ostinatamente… fino alla morte.


Che sia il caso di cominciare ad ascoltarlo?


Noi siamo il nostro corpo. Non denigratelo ponendolo fittiziamente in secondo piano rispetto alla mente. Mente e corpo sono la stessa identica.


Provate ad abbondonare ciò che è intrinsecamente incongruente con ciò che siete. Spogliatevi degli orpelli, dell’inessenziale, di quel pesante “senso del falso” che circonda le vostre reali ambizioni/aspirazioni.


La vita aspetta di essere vissuta e di regalarvi un meraviglioso senso di benessere. La guarigione comincia così.



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